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Nella giungla digitale in cui tutti sembrano perdere la testa per l'Intelligenza Artificiale, io ho deciso di fare le cose a modo mio. Scrivo come un pazzo per ore, mi immergo nelle profondità della mia fantasia, e solo quando il sudore scorre dalla fronte, faccio entrare in gioco l'IA.
Non c'è nulla di elegante nel mio processo. La mia scrivania è un caos di fogli sparsi, caffè macchiato e una tastiera maltrattata. L'IA? Bene, quella arriva solo quando ho sparato fuori tutte le mie idee e il mio cervello ha bisogno di un po' di riposo.
La verità è che l'IA è come il mio correttore personale, l'amico che mi fa sembrare più intelligente di quanto realmente sia. Dopo aver versato tutto sulla pagina, lascio che l'IA faccia il lavoro sporco. Corregge i miei errori grammaticali, dà una sistemata alle frasi, e sì, ogni tanto anche mi suggerisce qualche parola più figa da mettere lì.
Non sto cercando di essere un traditore della causa umana, ma alla fine del giorno, chi ha il tempo di pensare a tutte quelle regole grammaticali? Ho bisogno di scrivere adesso, pensare dopo. Ecco dove l'IA diventa il mio scudiero senza paura.
Non sono un luddista, solo un tipo che preferisce combattere con il suo cervello prima di lasciare che un computer lo faccia al suo posto. Non c'è niente di male nell'usare l'IA, ma lo faccio quando sono pronto, quando il mio lavoro è sul tavolo e la mia voce è stata urlata, battuta e martoriata sulla pagina.
Quindi, mentre tutti quanti stanno gridando le lodi dell'IA fin dall'inizio, io sto lì, seduto, facendo le cose all'antica. Scrivo come un matto, penso come un selvaggio, e solo quando il polverone si è calmo, faccio entrare in scena il mio partner digitale. È un casino? Assolutamente. Ma è il mio casino.

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